
Quando si parla di reflusso gastroesofageo, l’attenzione si concentra quasi sempre sull’acidità dello stomaco e sul funzionamento dello sfintere esofageo inferiore, la valvola che dovrebbe impedire la risalita del contenuto gastrico. Oggi, però, la ricerca sta mettendo in evidenza un ulteriore elemento: il possibile coinvolgimento del microbiota esofageo e intestinale.
Per molto tempo l’esofago è stato considerato un ambiente quasi sterile. Sappiamo invece che ospita una propria comunità microbica, influenzata dai microrganismi provenienti dalla bocca e dal tratto gastrointestinale. In presenza di esofagite da reflusso sono state osservate modificazioni della composizione di questa comunità, con una maggiore presenza di alcuni batteri Gram-negativi e potenzialmente pro-infiammatori. Questi cambiamenti sono associati alla malattia, ma non è ancora stato dimostrato che ne rappresentino una causa diretta e indipendente.
Il reflusso rimane una condizione multifattoriale, collegata soprattutto alle alterazioni della barriera antireflusso, ai rilasciamenti dello sfintere esofageo, alla pressione addominale, alla motilità e alla capacità dell’esofago di eliminare rapidamente ciò che risale dallo stomaco. Il microbiota potrebbe rappresentare un ulteriore tassello di questo complesso equilibrio, interagendo con la barriera mucosale, il sistema immunitario e i meccanismi dell’infiammazione.
Quando la comunità microbica si modifica, alcuni prodotti batterici possono stimolare le cellule immunitarie e attivare vie infiammatorie. Questo processo potrebbe aumentare la permeabilità della mucosa, ridurre le sue capacità difensive e rendere le terminazioni nervose dell’esofago più sensibili al passaggio di acido, pepsina, bile o anche di materiale debolmente acido. Uno studio recente ha inoltre associato la disbiosi esofagea a una minore integrità della barriera mucosale attraverso specifici meccanismi immunitari.
Questo può aiutare a comprendere perché alcune persone avvertano bruciore, dolore o fastidio anche quando la gastroscopia non evidenzia erosioni. Nella malattia da reflusso non erosiva, infatti, possono essere presenti alterazioni microscopiche della barriera e una maggiore sensibilità dei nervi esofagei, non visibili durante una normale endoscopia. L’assenza di lesioni evidenti non significa quindi necessariamente assenza di un’alterazione funzionale o di una maggiore sensibilità mucosale.
Anche motilità e microbiota possono influenzarsi reciprocamente. Una ridotta capacità dell’esofago di ripulirsi dopo un episodio di reflusso prolunga il contatto della mucosa con il materiale risalito, mentre le alterazioni motorie possono modificare l’ambiente locale e la composizione microbica. Le evidenze disponibili non permettono ancora di affermare che la disbiosi provochi direttamente il rallentamento esofageo, ma mostrano un’interazione plausibile tra microbiota, motilità, barriera e infiammazione.
L’alimentazione rappresenta uno degli strumenti attraverso cui sostenere l’equilibrio gastrointestinale. Un piccolo studio condotto su persone con reflusso non erosivo e scarso consumo di fibre ha mostrato che l’integrazione con psyllium poteva migliorare alcuni sintomi e parametri della motilità esofagea. Le fibre, tuttavia, non sono tutte uguali: alcune sono ben tollerate, mentre quelle molto fermentabili possono aumentare gas e distensione in determinati soggetti, favorendo gli episodi di reflusso. La scelta deve quindi essere graduale e personalizzata.

