Il cervello non si sviluppa in modo isolato. Durante la gravidanza e nei primi anni di vita, lo sviluppo neurologico è influenzato dall’interazione tra genetica, sistema immunitario, metabolismo, ambiente e microbiota intestinale. Questa comunicazione avviene attraverso l’asse microbiota-intestino-cervello, una rete bidirezionale che collega intestino e sistema nervoso mediante segnali nervosi, immunitari, ormonali e metabolici.

Autismo e ADHD sono condizioni del neurosviluppo con una forte componente genetica e biologica. Il microbiota non ne rappresenta una causa unica e non esiste un particolare batterio responsabile della loro comparsa. Gli studi hanno però rilevato, in alcuni gruppi di persone autistiche o con ADHD, differenze nella composizione e nelle funzioni del microbiota. I risultati non sono ancora abbastanza uniformi da definire una “firma microbica” valida per tutti.

La formazione del microbiota comincia nelle primissime fasi della vita ed è influenzata da numerosi fattori. Parto cesareo, alimentazione con latte formulato, esposizione precoce o ripetuta agli antibiotici, dieta povera di fibre e condizioni infiammatorie possono modificare temporaneamente il processo di colonizzazione intestinale. Questi elementi non causano da soli ADHD o autismo, ma possono contribuire a modificare l’ambiente biologico nel quale il sistema immunitario e quello nervoso stanno maturando.

Per comprendere queste relazioni, la ricerca sta studiando diversi biomarcatori, cioè segnali biologici misurabili capaci di fornire informazioni sui processi che avvengono nell’organismo. Tra quelli analizzati troviamo la composizione del microbiota, i metaboliti prodotti dai microrganismi, i marcatori immunitari e infiammatori, l’integrità della barriera intestinale e le vie metaboliche del triptofano. L’obiettivo è individuare alterazioni precoci che possano aiutare a comprendere meglio i differenti profili biologici, non diagnosticare una neurodivergenza attraverso un semplice esame delle feci. Attualmente, infatti, non esiste un test del microbiota clinicamente validato che permetta di prevedere autismo o ADHD prima della comparsa dei segnali osservabili.

Un’attenzione particolare è rivolta agli acidi grassi a catena corta, o SCFA, principalmente acetato, propionato e butirrato. Vengono prodotti dalla fermentazione batterica delle fibre e partecipano al mantenimento della barriera intestinale, alla regolazione immunitaria e alla comunicazione tra microbiota e sistema nervoso. In alcuni studi sono state osservate alterazioni dei loro livelli nelle persone autistiche, ma i risultati variano in base all’età, all’alimentazione, ai sintomi gastrointestinali e ai metodi di analisi utilizzati. Non è quindi ancora possibile considerarli biomarcatori diagnostici affidabili.

Anche il triptofano svolge un ruolo più complesso della sola produzione di serotonina. Questo aminoacido può essere trasformato attraverso differenti vie metaboliche coinvolte nella sintesi della serotonina e della melatonina, nella regolazione immunitaria e nella produzione di derivati dell’indolo e della chinurenina. Il microbiota può modulare queste trasformazioni e influenzare sonno, risposta allo stress, processi immunitari e comunicazione intestino-cervello. Le associazioni osservate sono interessanti, ma devono ancora essere confermate da studi clinici più ampi.

Il microbiota potrebbe quindi rappresentare uno dei numerosi fattori capaci di modulare sintomi gastrointestinali, metabolismo, risposta immunitaria e qualità della vita. Questo non significa che modificare il microbiota possa prevenire o “curare” autismo e ADHD. Anche gli interventi basati su probiotici, prebiotici o alimentazione hanno prodotto finora risultati preliminari e generalmente modesti, con importanti differenze tra gli studi.

La sfida futura non sarà trovare “il batterio dell’autismo” o “il batterio dell’ADHD”, ma comprendere come genetica, microbiota, sistema immunitario, metabolismo e ambiente interagiscano durante le diverse fasi dello sviluppo.